lunedì 26 settembre 2011

Le donne arabe possono votare!

Ieri pomeriggio, in una sonnolenta domenica settembrina, è arrivata la notizia che finalmente le donne dell'Arabia Saudita potranno votare. In realtà come ha fatto notare Madawi Al-Rasheed, antropologa Saudita che lavora al King's College di Londra si tratta semplicemente di un diversivo. In Arabia Saudita le donne non possono guidare, hanno bisogno di un tutore per tutta la durata della loro esistenza, subiscono quotidiane violenze tra le mure domestiche, non possono nemmeno farsi curare senza il permesso di un uomo...cosa porterà come miglioramento poter votare e poter candidarsi tra quattro anni?
Probabilmente poco o nulla. Si vede che tutto il mondo è paese e i governanti di tutte le nazioni si sono resi conto che c'è molto fermento tra le donne. Dall'inizio dell'anno le donne sono state protagoniste di rivoluzioni, come in Egitto a gennaio, o sono scese in piazza sdegnate in tutte le città italiane per manifestare il loro sdegno sia per gli atteggiamenti del nostro amato premier ma anche e soprattutto il loro disagio per un paese che non riesce a decollare. Ovunque poco o nulla è cambiato: la demagogia regna sovrana ovunque...Il re Abdullah non è diverso dagli altri governanti.
La grande rivoluzione che sembra essere avvenuta in Arabia, con le dovute proporzioni, è molto simile a quello che è successo in Italia, anche nel PD, di cui faccio parte. Il PD ha un organismo femminile al suo interno, un organismo che dovrebbe, se il PD ambisce a diventare un partito di governo, occuparsi di sviluppare politiche per le donne fatte da donne, occuparsi di iniziare a predisporre un welfare degno di una società moderna. In realtà il più delle volte è ostaggio di donne più interessate a soddisfare il politico (molto spesso uomo) di riferimento che dare una risposta alle domande che ci vengono dalla società civile. 
Stiamo perdendo un'occasione all'interno del PD, non affrontiamo il problema, non per incapacità, ma per paura...e anche questa prima o poi la pagheremo.

domenica 28 agosto 2011

Paura di crescere?

Riprendo a scrivere dopo un'estate in cui mi sono riposata e allontanata volutamente dalla cronaca quotidiana. 
Ieri sera ho letto questo articolo sul Corriere della Sera. Devo dire che il contenuto non mi ha sorpreso: già il giorno dopo alla conclusione di quella che era stata un'esperienza fantastica a Firenze, la Leopolda, avevo avuto modo di dire chiacchierando con i miei amici che il duo Civati-Renzi non sarebbe durato molto. Credo che entrambi i protagonisti ambiscano ad essere il cosiddetto "maschio alfa" della nuova generazione di trentenni che vogliono un cambiamento. Hanno però una cosa che li differenzia in modo molto netto: il coraggio.
Matteo Renzi, in un momento in cui per lui sarebbe stato facile e comodo rimanere dov'era, contro tutto e contro tutti ha deciso di candidarsi alle primarie per diventare sindaco di Firenze. Pippo Civati, quando tutti gli chiedevano di incarnare la terza opzione al congresso del 2008, ha coordinato la mozione del senatore Marino. Ora in quest'articoletto Civati dice che lui continua ad ascoltare la base mentre Renzi ha cambiato amicizie e ha deciso di candidarsi alle primarie per la premiership. 
E' un grave torto questo? E' così grave? Perché ambire a una posizione in cui si può davvero cambiare la situazione attuale significa non essere più dalla parte della base?
Forse stare dalla parte della base significa organizzare campeggi come quello di Tilt, o di Oltre?
Forse Matteo Renzi è pronto ad assumersi responsabilità nuove, altri forse hanno paura di crescere.

giovedì 14 luglio 2011

Se non ora quando - Siena

Non sono andata a Siena per la due giorni di "Se non ora quando". Pubblico il resoconto che mi ha inoltrato la deputata del PD Marialuisa Gnecchi:
"E' stata un'esperienza emozionante, dopo tanti anni un appuntamento di donne per le donne, ma se "le voci" che si stanno levando dal 13 febbraio saranno ascoltate la società tutta migliorerà, non solo la condizione delle donne. Colpisce la presenza di più generazioni e questo momento di confronto e racconto tra le diverse esperienze è servito per capire che su tutto il territorio nazionale si sono creati centri di discussione e punti di incontro "se non ora quando", siamo certe che si è espressa la volontà di esserci in modo collettivo, ma nel rispetto di tutte le individualità, compresa la provenienza politica, di partito o di associazione.
E' interessante la discussione sulla trasversalità da conquistare su questi temi che si svilupperà!” Questo il commento di Cristina, Doriana, Luisa al rientro a Bolzano, dall’incontro di Siena dei Comitati locali Se Non Ora Quando.

“Grazie tantissimo per la amicizia e per aver condiviso le sensazioni meravigliose di questo incontro importante insieme. Sono sicura che possiamo fare tanto!  Dice Sabri, una donna iraniana che risiede nella nostra provincia ed è impegnata con altre donne iraniane per difendere i diritti negati.

“Se lo sogni lo puoi fare!” sosteneva Walt Disney. Sabato 9 e domenica 10 a Siena tante donne e tanti uomini hanno dimostrato che sognare un paese più a dimensione femminile è possibile. Ma non solo sognarlo, ci si sta muovendo anche per organizzarlo.

Anche un gruppo di donne del Comitato Se Non Ora Quando – Es ist Zeit! Alto Adige Südtirol era a Siena in questa due giorni di condivisione di esperienze, ma anche di programmi organizzativi per il futuro.

Chicca, Direttrice di Scuola Professionale, Cinzia, Commercialista, Cristina, Insegnante di Liceo, Doriana, Responsabile sindacale CGIL, Luisa, Deputata PD, Nadia, Imprenditrice, Sabri, Donna Iraniana impegnata politicamente con le altre donne della sua terra, Stefania, Studentessa universitaria e Addetta alla comunicazione in un’azienda locale, Tiziana, Avvocatessa, Valeria, Dirigente infermieristica. Donne diverse, di diverse culture, età, condizione sociale, familiare, di diversa provenienza politica che insieme alle altre 2000 donne presenti a Siena hanno capito che unire, e accettare le proprie diversità lavorando ad uno scopo comune sarà la sfida del futuro per costruire un’Italia e un mondo più amichevole verso le donne.

Sabato e domenica si è discusso e ascoltato molto, i temi affrontati sono stati il lavoro, la rappresentazione al femminile attraverso le immagini e i media, il linguaggio stereotipato.

Perché è vero, ancora sono facili i luoghi comuni secondo cui le donne nell’ambito della propria professione “litigano”, mentre gli uomini “discutono”, oppure che le donne sono “invidiose” mentre gli uomini sono “competitivi”, volendo sottintendere che la donna svilisce l’oggetto della competizione attraverso l’invidia, mentre l’uomo ne comprende il valore e lavora per raggiungerlo.

Le donne non hanno mai taciuto si è detto a Siena, ma ora parlare, gridare, raccontare non basta più.

La sfida sarà costruire una proposta politica, riunire in rete il più possibile tutte le associazioni al femminile e non, insieme a tutte le donne che non fanno parte di associazioni, per lavorare tenendo conto il più possibile di tutte le voci, delle differenze territoriali, senza prevaricare, rispettando le specificità, e utilizzando modalità di comunicazione non univoca.

Le donne stanno chiedendo di diventare una realtà che interloquisce con la politica, chiedono per le giovani di poter avere diritto alla maternità, come lo hanno avuto le loro madri, facendo sì che i costi sociali della stessa siano veramente sociali. Che si parli di più di genitorialità, che la mancanza di servizi non sia più una scelta politica, fatta per tenere tante donne a casa impegnate nel lavoro di cura di anziani e bambini, e risolvere così in parte il problema della disoccupazione: più donne a casa, più lavoro per gli uomini.

Le donne a Siena si sono dimostrate radicali nel loro proposito di cambiare la realtà, e il posto scelto per l’incontro, il Prato di Sant’Agostino, ha avuto un significato politico e simbolico: si era all’aria aperta, “visibili e ascoltabili” da tutti, senza barriere intorno.

Il bisogno di trasversalità è stato sottolineato più volte, dimostrato dalle presenze sul palco sia di donne comuni differenti tra di loro, sia di rappresentati politiche di vari schieramenti, da Silvia Costa, Rosy Bindi, Susanna Camusso, Lidia Menapace, a Giulia Buongiorno e Flavia Perina.

Rete in rete grazie al web. La rete sarà non solo la modalità di interconnessione tra donne, la rete infatti non ha vertici ma è un intreccio di relazioni. Ma attraverso la rete web, si potranno ampliare i contatti reciproci e coinvolgere anche tutte quelle donne, che mai avevano pensato ad un impegno civile o politico, ma che hanno detto basta alla solitudine delle idee.

Ed è stato il web a permettere che questa di Se Non Ora Quando  rimanesse una voce autonoma intergenerazionale e interpolitica,

Il 13 febbraio si è creato uno spontaneismo che si è rafforzato con l’incontro di Siena. Quindi un incontro e non uno scontro quello di Siena, così come il 13 febbraio.

A Siena si è parlato di berlusconismo, ma non più di Berlusconi, e il commento che ci ha descritto come 4 gattine, scegliendo bene il paragone con questo animale, che nell’immaginario fa le fusa per ottenere qualcosa, lascia intendere molto bene da chi proviene: da uomini vecchi e incapaci di vedere le donne come coloro che costituiscono più della metà dell’attuale società, che hanno diritto di voto e che così come accaduto per i referendum e per le amministrative di Napoli e Milano, questo voto sanno usarlo molto bene.

Il cammino è perciò già iniziato, al più presto le donne appartenenti al Comitato Se Non Ora Quando – Alto Adige Südtirol organizzeranno un incontro per informare le donne del nostro territorio in modo più approfondito su quanto discusso a Siena e per condividere i passi futuri in ambito locale.


giovedì 7 luglio 2011

Pagano sempre le donne?

Oggi ho letto questo articolo sul Corriere Roma: "Quattro miliardi di tagli al welfare, le donne: governo misogino". Come al solito sono le donne a pagare il dazio maggiore, anche con questa finanziaria. Mi domando quando le cose cambieranno, quando finalmente si potrà andare oltre, quando finalmente si potrà parlare seriamente di conciliazione tra tempi di vita e lavoro. Perchè le donne italiane devono scegliere tra avere una famiglia e prendersene cura e scegliere di avere una professione, quando ormai nessuno in Europa lo deve più fare? Per questo basta guardare le statistiche dell'occupazione femminile pubblicate dall' Eurostat: in Europa siamo il fanalino di coda, ci salva solo Malta.
Uno stato moderno dovrebbe lasciarti libera di scegliere e aiutarti a conciliare, ma l'Italia non è un paese moderno...ci dobbiamo impegnare a fondo affinchè le cose cambino, e lo dobbiamo fare tutte.

venerdì 1 luglio 2011

Una vergogna tutta Italiana!

E' da ieri che sono rimasta senza parole: una società italiana, della provincia di Milano, ha deciso che per affrontare la crisi non c'era soluzione migliore che licenziare solo le lavoratrici donne. Perchè? Perchè il loro tanto è un secondo stipendio, e perchè così "stanno a casa a curare i figli" e quindi non serve spendere soldi per tate e asili nido.
Direi che questi sono dei geni...voi non trovate?
Bravi complimenti...avrei solo delle questioni da porvi: se la lavoratrice è single, vive da sola e non ha figli, viene licenziata comunque? Se la lavoratrice è una madre single, viene licenziata anche lei?
E poi, questi figli li hanno trovati sotto i cavoli? Non hanno padre? Perchè per una volta non può rimanere lui a casa e la signora, che magari fa un lavoro più strategico, guadagna di più, è lei che mantiene il posto di lavoro? Forse c'è il reato di lesa virilità?
Io direi che dovremmo far conoscere la nostra indignazione alla dirigenza dell'azienda MaVib, l'azienda che ha compiuto questo scempio, per questo ho aderito all'iniziativa di mail-bombing lanciata dall'associazione Donne Pensanti. Scrivete agli indirizzi mail dell'azienda. Il testo della lettera è l'articolo 37 della Costituzione Italiana:
"La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione
."

giovedì 30 giugno 2011

La segretaria di circolo.

Ieri pomeriggio passavo un po' di tempo su facebook e ho letto questo stato sull'account di un mio contatto : "Una segretaria di circolo di 25 anni che fa la pornostar (di notte e non nel circolo) costretta a dimettersi per riflettere....e allora quanti dirigenti dovrebbero riflettere per le perversioni politiche che tramandano, queste sì dannose, come per esempio "osannare" i rapporti innaturali con UDC e API?".
Sinceramente sono rimasta basita: sul momento non ci credevo, voglio dire: un segretario di circolo del PD fa filmini hard? Poi ho guardato in rete e ho effettivamente trovato un articolo che ne parlava.
Innanzittutto una precisazione: la ragazza non è stata costretta a dimettersi, si è dimessa di sua iniziativa.
Personalmente evito di commentare la seconda parte del mio contatto su facebook: voglio dire l'idea di grande ammucchiata tra partiti politici mi fa ribrezzo. Voglio tornare alla prima parte: quello che fa una persona per vivere sono solamente affari suoi e non entro nel merito.
Credo, però, che una persona che voglia fare attività politica e rappresentare la sua comunità debba essere al di sopra di ogni sospetto e un modello per tutta la sua comunità.
Ultimamente, forse anche e specialmente a causa degli eccessi berlusconiani, la dimensione dell'etica è un po' sfocata e tutto ci sembra lecito. Il compartamento privato della ragazza e il suo lavoro non creano imbarazzo in quanto tali ma dovrebbero porci una domanda: questi comportamenti sono coerenti con un partito che vuole ridare dignità alle donne?

mercoledì 29 giugno 2011

Dopo il 13 febbraio?

Stamattina ho guardato questo video sul quotidiano La Stampa on line. Mi è piaciuto molto la risposta che ha dato alla ragazza all'ultima domanda. Noi donne dovremmo smetterla di aspettare che gli uomini facciano qualcosa per per noi e dovremmo iniziare a farci avanti e a farci carico dei progetti che ci stanno a cuore. 
Mi è tornata subito alla mente la conferenza delle donne democratiche a cui ho partecipato a febbraio: in tante in quell'occasione avevano affermato che si sarebbero sentite sconfitte se le donne della nostra generazione avessero continuato a farsi da parte per l'uomo potente di turno. Mi ricordo due più delle altre: Livia Turco e Anna Finocchiaro, due donne capaci che avrebbero meritato molto di più di quello che hanno raggiunto.
Mi ricordo anche come in tante in quell'occasione si volessero mettere alla testa delle donne scese in piazza il 13 febbraio, ma poi l'abbiamo davvero fatto? Abbiamo davvero messo in moto il cambiamento culturale che in tante sognavamo?
Io direi di No. Ne è una dimostrazione lampante il manifesto della festa dell'Unità che si sta svolgendo a Roma in questi giorni. Voglio dire: non eravamo noi a volere una nuova immagine della donna? Forse ha ragione la Bindi, non dobbiamo dare troppo peso al manifesto...Ma sicuramente non è un bel segnale per quello che vuole essere un partito che vuole interpretare il cambiamento.