mercoledì 28 settembre 2011

Adinolfi lascia il PD...

Oggi tornando a casa dal lavoro ho letto che Mario Adinolfi ha riconsegnato la tessera del PD con questa lettera indirizzata al segretario Bersani. 
Devo dire che questa lettera mi ha parecchio scosso, probabilmente mi ha turbato perchè come Adinolfi sto vivendo un periodo di affanno all'interno del PD. 
Io mi sono iscritta a questo partito perchè credevo che fosse possibile creare un partito progressista in Italia, credevo nel PD come strumento di rinnovo della politica italiana, perchè credevo a un modo nuovo di fare politica. Mi sono trovata dentro a un contenitore vuoto, dove conta di più l'amicizia con il potente di turno, piuttosto che le idee che hai e per cui combatti. Sinceramente non mi piace questo partito, dove la classe dirigente è autoreferenziata, dove la struttura stessa impedisce di capire e rappresentare al meglio la società di oggi.
Voglio parlare di quello con cui nel partito ho avuto più a che fare: la conferenza delle donne. E' un organismo inutile se alle portavoci e alle rappresentanti dei territori non viene permesso di lavorare e le si usa solo per comunicare decisioni prese altrove. E' un organismo vuoto se la portavoce nazionale non si fa carico assieme alle rappresentanti dei territori di elaborare un'agenda sul welfare e la condizione femminile in Italia per i prossimi 10 anni e si limita a invitare a raccogliere firme come quella che dovrebbe iniziare nei prossimi giorni.
Io voglio che il PD diventi un partito credibile, non un partito la cui unica linea politica è "Noi chiediamo le dimissioni di Berlusconi!".
Ho una domanda per Bersani: dopo cosa facciamo? Una grande ammucchiata? Quale è la nostra idea di paese dopo? Qual'è la risposta al precariato della mia generazione? 
Per ora mi sembra che il PD sia un elefante in una vetreria. E' ora di cambiare ritmo, se la dirigenza non ha le capacità di farlo si tolga dai piedi.

lunedì 26 settembre 2011

Le donne arabe possono votare!

Ieri pomeriggio, in una sonnolenta domenica settembrina, è arrivata la notizia che finalmente le donne dell'Arabia Saudita potranno votare. In realtà come ha fatto notare Madawi Al-Rasheed, antropologa Saudita che lavora al King's College di Londra si tratta semplicemente di un diversivo. In Arabia Saudita le donne non possono guidare, hanno bisogno di un tutore per tutta la durata della loro esistenza, subiscono quotidiane violenze tra le mure domestiche, non possono nemmeno farsi curare senza il permesso di un uomo...cosa porterà come miglioramento poter votare e poter candidarsi tra quattro anni?
Probabilmente poco o nulla. Si vede che tutto il mondo è paese e i governanti di tutte le nazioni si sono resi conto che c'è molto fermento tra le donne. Dall'inizio dell'anno le donne sono state protagoniste di rivoluzioni, come in Egitto a gennaio, o sono scese in piazza sdegnate in tutte le città italiane per manifestare il loro sdegno sia per gli atteggiamenti del nostro amato premier ma anche e soprattutto il loro disagio per un paese che non riesce a decollare. Ovunque poco o nulla è cambiato: la demagogia regna sovrana ovunque...Il re Abdullah non è diverso dagli altri governanti.
La grande rivoluzione che sembra essere avvenuta in Arabia, con le dovute proporzioni, è molto simile a quello che è successo in Italia, anche nel PD, di cui faccio parte. Il PD ha un organismo femminile al suo interno, un organismo che dovrebbe, se il PD ambisce a diventare un partito di governo, occuparsi di sviluppare politiche per le donne fatte da donne, occuparsi di iniziare a predisporre un welfare degno di una società moderna. In realtà il più delle volte è ostaggio di donne più interessate a soddisfare il politico (molto spesso uomo) di riferimento che dare una risposta alle domande che ci vengono dalla società civile. 
Stiamo perdendo un'occasione all'interno del PD, non affrontiamo il problema, non per incapacità, ma per paura...e anche questa prima o poi la pagheremo.